Tra gli ordini importanti esistenti a Rimini fino a tutto il Settecento va sicuramente annoverato quello degli Agostiniani,
presenti dalla metà del XIII secolo, che avevano nel centro della città
una grande chiesa, accanto alla quale stavano ricostruendo un imponente
convento proprio negli anni in cui l'armata napoleonica invase le
legazioni e in cui il governo italico provvide alla loro soppressione.
La chiesa è dedicata a San Giovanni Evangelista, ma è comunemente nota come Sant'Agostino.
È una delle più grandi della città, e conserva nell'abside e nella
cappella del campanile le maggiori e migliori testimonianze di quella
"scuola" pittorica riminese che costituisce uno dei movimenti artistici
più importanti del XIV secolo nell'Italia settentrionale, e che ebbe
come iniziatori il miniatore Neri e i pittori Giuliano e Giovanni da Rimini.
Si tratta di affreschi dedicati alla Vita della Vergine e alla Vita di
San Giovanni Evangelista, e inoltre, nella parete di fondo dell'abside,
le raffigurazioni di Cristo e della Vergine in maestà. Agli
stessi pittori si deve un Crocifisso dipinto su tavola, sulla parete di
destra della navata, e una grandiosa scena con il Giudizio Universale,
già sull'arco trionfale e ora nel Museo della Città. Ha subito pesanti
rimaneggiamenti nel corso del Seicento e del Settecento, e il suo
aspetto attuale è barocco. Oltre alle numerose pale d'altare
settecentesche vi si noteranno le statue in stucco di Carlo Sarti (c.
1750) e il bel soffitto piano di Ferdinando Bibiena con dipinti di Vittorio Bigari
(1722), e soprattutto, nel primo altare di destra, una bella statua
lignea duecentesca di Gesù deposto dalla croce (che in origine doveva
far parte di un Calvario) proveniente dall'antica cattedrale di Santa
Colomba. Degli Agostiniani nel territorio si sono salvati il monastero
e la chiesa di Verucchio, costruiti in
una stupenda posizione panoramica, al limite del roccione su cui sorge il paese. Il convento, ora di proprietà comunale, è caratterizzato da una linda e semplice architettura, recentemente
restaurata per ospitare l'importante museo della civiltà villanoviana
verucchiese; la chiesa attigua (in attesa di restauro) è piacevole per
i suoi stucchi barocchi e per le sue fantasiose ancone dorate che
racchiudono bei dipinti del Seicento e del Settecento. Anche i
Domenicani fin dal Duecento avevano a Rimini un convento importante con
una grande chiesa dedicata a San Cataldo, ora completamente distrutta.
Da una delle sue cappelle proviene la bella tavola malatestiana del Ghirlandaio conservata nel Museo della Città,
raffigurante i Santi Vincenzo Ferreri, Sebastiano e Rocco venerati da
Pandolfo IV Malatesta con la sua famiglia (1494). Ai Domenicani
riminesi apparteneva la modesta chiesa parrocchiale di Valliano (Santa
Maria del Soccorso), solitaria e nascosta tra le pieghe di una valletta
assolata fra Coriano e Montescudo. La sua abside è decorata da rari
affreschi del Rinascimento raffiguranti Madonne con il Bambino, santi,
dottori della Chiesa, eseguiti nell'ultimo decennio del Quattrocento da
un artista toscano il cui linguaggio è reso piacevole e accostante da
inflessioni popolaresche. Accanto all'abside due affreschi votivi, di
altre mani, rappresentano Sant'Antonio Abate e il Matrimonio mistico di
Santa Caterina.