RIMINI:
tra arte e storia
L'origine di Rimini è molto probabilmente greca. Tuttavia, l'antico
nome della città di Rimini ,Ariminum, ha sicuramente origini umbre,
tanto che Pausania spesso nei suoi scritti parla del grande re umbro
Arimno e le monete scoperte nella città testimoniano il dominio di
questo re. La città venne in seguito dominata dai Galli Senoni e nel
471 se ne impadronirono i Romani che ne fecero una colonia.
L'importanza della città crebbe e, per la sua posizione strategica e
marinara, fu favorita con ogni mezzo. Il censore Flaminio aprì la
grande via che da lui prese il nome di Flaminia e successivamente M.
Emilio Lepido la prolungò fino a Piacenza e la rinominò Emilia.
L'ultimo console Popilio Lenate la portò fino a Venezia e la nuova
arteria assunse il nome di Popilia. Sulle piazza di Ariminum, oggi Piazza Tre Martiri
, Caio Giulio Cesare nel 50 a.C. arringò le milizie dopo il celebre
passaggio del Rubicone in cui il famoso dado fu tratto. Ancora esiste
il sasso che servì da tribuna situato presso il caratteristico Tempietto di Sant Antonio,
che qui secoli dopo si fermò a predicare alla popolazione. Anche
Augusto predilesse Rimini e proprio a lui in segno di riconoscenza fu
eretto nel 27 il grande Arco trionfale, oggi detto arco d'Augusto. Tiberio poi portò a termine la costruzione del ponte sul Marecchia già iniziata da Augusto, l'attuale Ponte di Tiberio.
Quando la capitale del regno italico fu trasferita a Bisanzio la città
di Rimini fece parte dell'impero di Occidente e qui nacquero contese
tra i Goti e i Bizantini finche formatosi l'Esarcato di Ravenna nel
567, Rimini fece parte della Pentapoli. Dopo le piraterie dei Saraceni
capeggiati dal celebre Sabba seguirono per la città secoli di terrore,
devastazione, lotte ed assedi sanguinosi. Rimini fu continuamente
contesa da Longobardi, Franchi, Normanni e Svevi pro o contro il
Papato. Solo con l'avvento dei Malatesta la città tornò a splendere e a
godere dell antico fasto. I Malatesta, detti anche e secondo alcuni più
propriamente Malatesti, giunsero a Rimini per la prima volta nel 1216 e
uno di questi soprannominato Mala Testa dette inizio alla discendenza
dei signori che per circa tre secoli dominarono la città. Famosi furono
soprattutto donna Battista che insegnava filosofia, e Domenico, detto
Novello, che fondò la biblioteca di Cesena. Dante di tale famiglia
ricorda in particolar modo Il Mastin Vecchio che, capo dei Guelfi di
Romagna, diresse le lotte contro i Ghibellini. Nel 1285 avveniva la
tragedia amorosa di Francesca, figlia di Guido di Ravenna, sposata
contro voglia a Giovanni Malatesta e sedotta dal cognato Paolo,
elegante e gentile cavaliere, ed insieme a lui tragicamente uccisa dopo
la scoperta del loro amore segreto. Dante nel V canto dell Inferno, ed
anche Boccaccio e Petrarca documentarono con versi immortali questo
episodio. Ai Malatesta toccò sottomettersi pienamente al volere della
Chiesa per poter riavere il loro territorio sebbene assai diminuito.
Sigismondo Malatesta fu l'energico e valoroso condottiero e uomo di
governo che la Chiesa nominò Capitano generale. Per il suo governo, che
durò dal 1437 al 1468, è ricordato da vari storici come l'illuminato
principe. Sua opera è il celebre e centralissimo Castel Sismondo,
eretto nel 1446 e adattato a prigione all inizio del XIX secolo. In
amore fu per tre volte uxoricida, vinto da nuovi amori di cui il più
potente rimase quello per Isotta degli Atti, a cui dedicò il
meraviglioso Tempio Malatestiano. Da
grande cultore e mecenate delle lettere e delle arti, la sua corte
accolse gli uomini più insigni per la dottrina e per l'ingegno dell
epoca che ancor oggi riposano sotto le arcate del tempio illustre. Dopo
la lotta con il Duca Valentino che aveva sottratto il regno ai
Malatesta, nel 1503 i Signori vendettero Rimini ai Veneziani che sei
anni dopo la restituirono alla Chiesa la quale non perdonò mai più ai
Malatesta l'infame tradimento. Nel 1543 Rimini passò definitivamente
sotto il dominio dello stato della Chiesa che l'ebbe ininterrottamente
fino ai tempi della Rivoluzione francese, quando cioè le truppe
Giacobine occuparono Ravenna e l'intera Romagna che entrò a far parte
della Repubblica Cisalpina. Era il 1797. Gioacchino Murat re di Napoli
venne a Rimini più volte e, quando il suo tentativo di rendere l'Italia
indipendente fallì, Rimini venne assegnata nuovamente alla sede
Ponteficia. Nel 1815 quando il regno romano fu suddiviso in un Comarca
(Roma e dintorni), sei Legazioni e tredici Delegazioni, Rimini era
parte di un distretto della quarta Legazione. L'autorità massima del
comune ebbe titolo di Gonfaloniere e le sue funzioni furono coadiuvate
da un consiglio di magistrati detti Anziani. In questi anni
caratterizzati da ribellioni e moti di piazza, nonostante le crescenti
difficoltà economiche, furono eseguiti diversi lavori di opere
pubbliche e di assestamento cittadino. Nel 1824 fu costituito il
lavatoio pubblico, formato da una grossa vasca preesistente, proprio di
fronte al Palazzo dell Arengo e al Palazzo del Podestà sull attuale Piazza Cavour.
Furono inoltre restaurati il ceppo di romana memoria e il castello
malatestiano, l'allora sede del carcere. Intanto come anche negli altri
stati italiani, così anche nello stato Pontificio e a Rimini, sorse
l'opposizione carbonara con i primi processi e le relative condanne al
carcere che resero celebre il Risorgimento italiano. I rivoluzionari di
Rimini presero il sopravvento ai primi di marzo del 1931, tuttavia la
festa dei tricolori durò poco. L'intervento immediato dell Austria
sulla base del patto della Santa Alleanza pose presto fine ai sogni di
rinnovamento. Lo scontro tra gli austriaci e i riminesi guidati da
Carlo Zucchi dette prova del valore e dello spirito di sacrificio delle
poche migliaia dei rivoluzionari che, sebbene scarsamente armati,
sorpresero i nemici con la loro decisa resistenza. Mazzini stesso
ricordò questa amara e coraggiosa sconfitta in uno scritto in cui
citava la notte di Rimini del 25 marzo 1831. Altri moti significativi
si verificarono in città nel 1844, anno in cui ebbe luogo il sacrificio
dei Fratelli Bandiera, ai quali è oggi dedicata una via del centro
storico. Nell anno successivo sotto la guida del cospiratore Pietro
Renzi si passò alla sollevazione della città, ma l'impresa durò solo
tre giorni poiche la truppe svizzere ripresero subito il controllo
della situazione e il Renzi con gli altri capi della sommossa dovette
cercare salvezza nella fuga fuori dai confini. Dopo un decennio
relativamente tranquillo Rimini nel mese di Marzo del 1860 Rimini con
tutta la delegazione romagnola votò in un solenne plebiscito la propria
unione con il Regno d'Italia sotto il governo piemontese. Da quell anno
in poi anche a Rimini come nel resto dell Italia finalmente unita si
organizzarono i movimento politici, da quelli della destra a quelli
della sinistra. Nelle elezione svoltesi in questi anni la vita
cittadina si evolse attraverso varie fasi amministrative fino alla
guerra mondiale, quando le forze sociali si impegnarono nella generale
polemica tra interventisti e neutralisti. Molti furono i soldati ed i
caduti riminesi nella prima e nella seconda guerra mondiale. Quest
ultima fu particolarmente disastrosa per la città che, trovandosi
vicina alla linea gotica orientale, subì notevoli devastazioni per via
dei bombardamenti che la ridussero in macerie. Rimini ne uscì pronta a
rifarsi e a diventare la capitale odierna del divertimento balneare.